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Rinaldi ipotizza un diverso assetto istituzionale per le aree interne della provincia.

di  Marco Giordani – presidente Rieti Virtuosa

Però nel frattempo ci offriamo ad ospitare quello che non c’entra più a Roma

Si sono svolte domenica le elezioni del Consiglio Provinciale, chiamanti al voto circa 800 fra consiglieri comunali e sindaci. Buona la partecipazione (oltre il 70%), nonostante il clima proibitivo e varie dichiarazioni di astensione; evidentemente queste occasioni (la distribuzione di seggi di cui gli stessi amministratori lamentano la inutilità) motivano ben più delle occasioni in cui i territori (nello specifico la Conferenza dei Sindaci, l’altro organo istituzionale di quello che rimane delle Province) vengono chiamati per discutere delle criticità del territorio, ad esempio della sanità.

Avremo quindi un consiglio provinciale “rinnovato”, mentre non si rinnova il Presidente, che dura il doppio. Dura per far cosa? Qualcosa si può capire dalla interessante conferenza stampa di fine anno del Presidente Rinaldi; essa, grazie a MepRadio, è ascoltabile integralmente su RadioRadicale.it, basta cercare “Rieti”.

I temi affrontati sono stati molti, tra cui quello delle inefficienze delle provincie causate dalla Legge del Rio (anche se facendo finta di non sapere dell’aggravamento causato localmente dalla Provincia stessa) e quello attualissimo della sicurezza sismica delle scuole. Rieti Virtuosa si concentra qui sulle dichiarazioni (o meglio opinioni) del Presidente riguardo il riordino territoriale.

Su questo argomento, il Presidente ha riconosciuto come “il problema (sempre figli di un Dio minore rispetto a Roma e rispetto alla Città Metropolitana) vada affrontato cercando di ridisegnare magari certamente insieme all’Umbria e all’Abruzzo una parte di questo territorio, con riferimento alle aree interne, che magari domani può vedere anche diversi assetti istituzionali”, ma che la strada del Referendum comunale “comporterà solo la disgregazione ulteriore di questo territorio”.

Noi, come Rieti Virtuosa e Comitato per Rieti in Umbria, non siamo certo per il Referendum come fine, ma come mezzo per un ridisegno territoriale che anche Rinaldi sembra intravedere come futuro per una parte di questo territorio (le aree interne). Se la politica, nel ridisegno territoriale, farà sentire la voce e le esigenze della città e del territorio provinciale, magari non ci sarà bisogno di un referendum.

Nel frattempo però, i propositi di Rinaldi e della sua parte politica vanno in altra direzione rispetto ai “diversi assetti istituzionali di una parte di questo territorio con riferimento alle aree interne”.

Rinaldi, dichiarando che la provincia di Rieti è “troppo piccola rispetto a quelle che sono le esigenze di un razionale adempimento di tutte le attività amministrative”, immagina di “mettere l’area metropolitana nelle condizioni di interagire con i territori in senso positivo cioè fare in modo che questi territori possano diventare dei luoghi dove ci sono le conoscenze, i saperi; anche proprio [interagire] per allocazione fisica di attività di eccellenza che magari in quell’area metropolitana non c’entrano più”. E questo grazie al “punto di forza di avere poca popolazione”.

Tralasciando la bucolica immagine di Roma “caput mundi” e sede apostolica che abbia bisogno di noi per “le conoscenze ed i saperi”, vorremmo capire a quali attività (naturalmente di eccellenza) che non entrano più a Roma ed in Provincia, Rinaldi ed la sua parte politica stiano pensando. Perché la gente fa poi subito ad temere che il territorio, da AMAzon ad AMAtrice, sia percorso su e giù dai camion dell’immondizia di AMA S.p.A.

Né si comprende come un fantasioso ed annoso “allargamento” a Nazzano e Filacciano, e Nerola e Monteflavio (che sempre assume il loro entusiasmo) possa risolvere i problemi dimensionali della provincia. Ci chiediamo poi se questo allargamento, se più consistente, le consenta di rimanere provincia di “Rieti” e come questo chiedere un allargamento sia compatibile con l’offrirsi per ospitare attività (di eccellenza) della Città Metropolitana, che si immagina facciano gola anche a Velletri e Cerveteri; a meno di non esserci anche noi dentro…

Questo perché Rinaldi esterna che “l’idea di fare Città Metropolitane fotocopia delle vecchie province non è stata un’idea particolarmente brillante”.  Ora, preso atto che la filiera del PD sembra non funzionare così bene, segnaliamo a Rinaldi che l’articolo 133 della Costituzione dice che “Il mutamento delle circoscrizioni provinciali [..] sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la stessa Regione”. Quindi per Fara Sabina o Poggio Mirteto non sarebbe un problema entrare in Città Metropolitana, come non lo sarà per Filacciano passare a Rieti, sempre che lo voglia.

Per fortuna la prossima campagna elettorale sarà l’occasione di parlare seriamente di questi temi. Ne prendiamo l’impegno davanti ai cittadini.

Link alla registrazione integrale della conferenza stampa:

https://www.radioradicale.it/scheda/496955/conferenza-stampa-di-giuseppe-rinaldi-presidente-della-provincia-di-rieti

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