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Ristoro acqua: la convenzione era un “bluff”

Si manifesti sotto la Regione

fontana-acquaLo schema di convenzione che, secondo Melilli, Zingaretti, Refrigeri, Rinaldi, Petrangeli e pochi altri Consiglieri, avrebbe dovuto consentire un ristoro economico milionario “di portata storica” ai Comuni dell’ATO3 di Rieti è in realtà un “bluff”. Lo avevamo detto e tale si è puntualmente dimostrato.

Infatti, la Delibera regionale del 17 maggio scorso che approva tale convenzione è già di per sé inattuabile, a prescindere dai ricorsi. Qualcuno ha infatti forse visto la famosa prima rata di milioni di euro che avrebbe dovuto essere incassata il 30 giugno 2016?

Entrando nel merito, non è un caso che siano ben 4 i ricorsi al TAR (dei Comuni di Casaprota, Cittaducale, Acea e ATO2 Roma) contro una delibera che, come avevamo rilevato, presentava diverse criticità. Due dei tre profili di illegittimità/inattuabilità della Delibera “bluff” rilevati nel ricorso dall’ATO2 sono infatti stati anticipati proprio da Rieti Virtuosa il 25 maggio.

Primo tra tutti un’ovvietà: se la legge vigente (L.R. 5/2014 di iniziativa popolare) dice di fare prima una cosa che è propedeutica all’altra, ossia di definire prima gli ambiti di bacino idrografico e poi gli schemi di interferenza, perche’ invertire l’ordine sapendo che in qualsiasi momento la Regione potrebbe addirittura riunire i Comuni dell’ATO2 e dell’ATO3 in un unico Ambito di bacino idrografico? Pensate sia una casualità? O piuttosto una trappola? Anzitutto per noi cittadini, visto che ci hanno fatto spostare l’attenzione, con molta abilità ed insistenza (decine di comunicati volti ad aizzare lo sdegno, gente che non si è mai occupata della vicenda scatenata sui social network, ecc..), dal vero responsabile della situazione di stallo in cui la vicenda acqua giace da 20 anni, la Regione Lazio. E’ infatti la Regione che, ben prima di stabilire gli schemi di convenzione, ha in mano il potere-dovere di legiferare, pianificare e rilasciare concessioni di grande derivazione, ma la Regione Lazio non ha né legiferato (non attuando “entro sei mesi” l’art. 5 comma 1 della legge regionale 5/2014), non ha pianificato (non avendo ancora aggiornato il Piano di Tutela delle acque e il Piano Regolatore Acquedotti), non ha rilasciato né stabilito chi avesse diritto a richiedere la concessione del Peschiera (lasciando che Acea derivi acqua senza averne titolo), ed è proprio quest’ultimo il secondo profilo di illegittimità, in verità ben noto a tutti, ad essere sottolineato proprio dall’ATO2 nel ricorso.

Il terzo ulteriore profilo è molto più tecnico degli altri, e ciò sta a dimostrare che il ricorso era ovviamente già stato scritto dalla Segreteria Tecnica dell’ATO2 la quale era tenuta a sottoporlo al Sindaco di Roma per la sua inevitabile sottoscrizione. Esso riguarda la mancata attuazione del D.M. 39/2015 che istituisce il “Regolamento” per il calcolo dei costi ambientali e della risorsa. Anche se ci lasciano perplesse molte altre considerazioni riportate nel ricorso dell’ATO2 Roma, tale carenza istruttoria rendeva comunque illegittima/inattuabile lo schema di convenzione proposto, a dimostrazione che esso aveva solo una natura politica e non tecnico-legale!

Prima della delibera 2016 che è stata impugnata pochi giorni fa, la Regione aveva deliberato con D.G.R. 936/2006 un pagamento di 25 milioni di pregresso dal 2003 e di 8 milioni annui. Questi soldi non sono mai arrivati, nonostante le ingiunzioni di Guardia di Finanza e Corte dei Conti, nonostante l’alternarsi tra destra e sinistra in Regione; situazione che ha portato addirittura la Provincia di Rieti a citare in giudizio nel 2015 tutta la propria “filiera” politica ed amministrativa: ATO2, AceaATO2 S.p.A, Roma Capitale, Regione Lazio. E nessuno – tranne poche solitarie voci – ha mai manifestato sdegno, ne’ annunciato manifestazioni, semplicemente se ne sono tutti dimenticati o hanno fatto finta oppure faceva comodo stare in silenzio. Eppure la vecchia Delibera non è mai stata impugnata da nessuno.

Non sarà che si sta manovrando tutta la campagna mediatica sulla vicenda semplicemente per ‘’tirarla lunga’’ il piu’ possibile a ridosso delle prossime elezioni amministrative a Rieti e raccogliere i frutti di questo “sdegno pilotato”?

Non sarebbe più onesto organizzare una manifestazione in Regione, come suggerito dal Sindaco di Castel Sant’Angelo, giusto per mirare al bersaglio?

La richiesta da porre è semplice: la Regione annulli la Delibera 263/2016, facendo intanto risparmiare le spese legali per l’ennesimo contenzioso a carico dei contribuenti (almeno 10 sono stati quelli intrapresi fino ad oggi sulla vicenda del Peschiera), e intraprenda tutte le azioni legislative e deliberative che gli competono per risolvere la questione rispettando le norme.

Se poi qualcuno si ricordasse anche di ripristinare il comma 2 dell’art. 5 della legge 5 abrogato dalla Giunta Zingaretti, allora si potrebbe addirittura tornare a sperare in una concessione cointestata, tra i Comuni della Sabina e Roma, delle sorgenti Peschiera e Le Capore.

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