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Gara Saprodir: la Provincia di Rieti confonde cittadini e istituzioni, il nostro territorio è agli ultimi posti nella gestione rifiuti

Quanto sta avvenendo intorno alla gara Saprodir è a dir poco vergognoso.
Nonostante le prevedibili vicende legate a questa ennesima società provinciale vadano avanti da ormai 7 anni lasciando molti Comuni in balia degli eventi nella gestione dei rifiuti urbani, il Presidente della Provincia Rinaldi ha il coraggio di definire “rivoluzionaria” l’azione dell’Amministrazione provinciale semplicemente perché il Consiglio di Stato ha ritenuto corretta l’azione amministrativa degli uffici che hanno condotto le procedure di gara per la ricerca del socio privato della Saprodir.
Ma forse Rinaldi e il Dirigente Tulumello fanno finta di non ricordare le competenze che la legge assegna loro, ossia all’Amministrazione provinciale (art.197 del D.lgs. 152/06), che non prevedono affatto l’organizzazione della gestione dei rifiuti urbani, di stretta competenza dei Comuni. Forse fanno anche finta di non sapere che dei 43 Comuni che anni fa aderirono alla Saprodir (tra i quali non figura nemmeno il capoluogo reatino alle prese con i problemi di ASM) solo una decina circa probabilmente confermeranno l’adesione alla società conferendogli anche il servizio. Questo potrebbe comportare, quindi, l’ulteriore contenzioso tra Rieco (capogruppo ATI che potrebbe pretendere il conseguente mancato guadagno), la Provincia e gli altri Comuni che, nel frattempo, stanchi di aspettare questa “innovativa filosofia ambientale”, hanno giustamente affidato il servizio di gestione dei rifiuti nel rispetto delle loro competenze (art. 198 del D.lgs. 152/06), pur in mancanza di impiantistica e di un Piano provinciale dei rifiuti adeguati, questi sì di competenza della Provincia di Rieti.
Nel frattempo, i Comuni che continuano a sperare nell’azione salvifica della Saprodir  restano a livelli di raccolta differenziata insignificanti caricando sui cittadini ulteriori costi del servizio che rischia di diventare sempre più insostenibile. Si tratta per lo più di Comuni che vanno avanti con ordinanze ingiustificate in attesa di deliberare un affidamento diretto ad una società di diritto privato, quindi in violazione delle norme sugli appalti per i servizi pubblici locali.

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