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Qualcuno saprebbe spiegare cosa s’intende per “unicum urbanistico” delle 3 aree ex industriali di Rieti?

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A prescindere dalle risposte che potrebbero venire fuori dai manuali di urbanistica, la definizione che implicitamente si evince dai continui appelli di Costini e Tigli resta una “favola” raccontata in politichese che non trova alcun riscontro nei loro agognati Programmi Integrati e, purtroppo, nemmeno nel PRG (Rieti Virtuosa lo vuole cambiare con Delibera di iniziativa popolare) che – prima o poi se ne dovranno fare una ragione – resta l’unico strumento di pianificazione ad oggi valido e legittimo per attuare delle trasformazioni urbane di questa portata (200 ettari di centro cittadino).

Infatti, il Programma Integrato, disciplinato dalla L.R. 22/97, prevede la presentazione di un progetto in una determinata area da “riqualificare o recuperare” (a volte anche da bonificare ai sensi del T.U. ambientale) riferito esclusivamente al patrimonio edilizio esistente. Dunque, l’unica deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici ed edilizi comunali vigenti è prevista per interventi di ampliamento, di sostituzione e di recupero di singoli edifici esistenti, in casi particolari anche con eventuale dislocazione degli stessi.

Invece, la precedente Amministrazione, ispirata dall’ex assessore Costini con l’avallo del Gruppo di Lavoro coordinato da Tigli e quindi di parte dell’allora opposizione in Consiglio Comunale, si avvale della L.R. 21/2009 (Piano Casa) per stravolgerne i principi insieme a quelli della L.R. 22/97, consentendo così interventi “pesanti” anche in aree attualmente libere e strategiche per il futuro assetto urbanistico della città.

Infatti, se da un lato la Relazione allegata al Bando di confronto concorrenziale del Programma preliminare di riordino delle Aree ex industriali dice che “è volontà dell’Amministrazione sovrintendere alle progettazioni integrali dei “luoghi” per i quali sono previste operazioni che non stravolgano le linee strategiche della Variante al P.R.G.”, dall’altro le Tavole tecniche raffigurano un sistema degli interventi pubblici e della mobilità che, oltre a far presagire le solite lottizzazioni, hanno la pretesa di perseguire l’intensificazione della rete stradale nel centro cittadino, peraltro con percorsi pedonali e ciclabili ancora pensati per la scampagnata domenicale e non come parte di un nuovo sistema di mobilità interna alla città.

Se poi prendiamo i progetti di recupero presentati da alcuni privati attraverso l’avviso dei Programmi Integrati “alla Costini”, il giochetto è presto svelato.

Ad esempio, per l’area ex Zuccherificio appare evidente anche ai non addetti ai lavori come gli interventi prevedano non soltanto la “riqualificazione o recupero” degli edifici storici ma anche nuove imponenti cubature in aree dove non è consentita l’applicazione della L.R. 21/2009 (ma su questo confidiamo nel lavoro della Commissione di valutazione).

Inoltre, tornando alla mistificazione dell’unicum urbanistico, risulta chiaro che l’intervento è a se stante da quelli presentati per l’ex SNIA e l’ex Montedison (ancora da bonificare) e che i due proprietari dell’area, come era ovvio, hanno orientato le soluzioni progettuali verso quelli che sono i rispettivi scopi societari: Coop Centro Italia verso un mega Centro Commerciale che forma un “unicum” con quello di Quattro Strade, della Galleria e della Futura, e Colapicchioni/Rinaldi verso mega Palazzine che formano un “unicum” con quelle di via De Juilis. Tra l’altro, nel caos creato da questo tentativo di aggiramento del PRG, non si comprende più se Raggi e la politica al seguito stiano perorando il vecchio Programma Integrato ancora fermo in Regione Lazio o quello presentato nel 2011, a ulteriore conferma che l’Urban Center era soltanto la solita foglia di fico.

Troppo facile dire che si vogliono l’Università, la nuova sede Comunale, l’housing sociale, il Centro Congressi, l’Urban Center e chi più ne ha più ne metta, se poi si comincia sempre dagli stessi interventi che hanno rovinato mezza città.

Rieti Virtuosa oggi incontra il Sindaco Petrangeli proprio per proporre, tra le altre cose, di aprire un fronte di discussione con tutta la cittadinanza sulla Rieti del futuro, come stanno facendo da anni tutte le principali città d’Europa alcune delle quali divenute ormai “Capitali Verdi” (Nantes cuore verde e blu d’europa).

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