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RIORDINO ENTI LOCALI

La nave affonda mentre si discute su quale bandiera issare

 

Appello di Rieti Virtuosa per ripartire dal ruolo dei Comuni nell’erogazione di servizi ai cittadini e alle imprese

In molti in questi giorni ci hanno chiesto che posizione ha il Movimento civico Rieti Virtuosa in merito all’accorpamento delle Province di Rieti e Viterbo, forse ritenendo strano il nostro silenzio su un tema tanto importante per il nostro territorio.

In verità abbiamo ragionato molto tra noi, mentre ci si confrontava con la realtà che si vive all’interno dei territori, e quello che ci è sembrato assurdo, in tutte le discussioni pubbliche che hanno visto coinvolti gli amministratori locali insieme alle forze sindacali e sociali, è stato il fatto che tutti, ad eccezione di rari casi, si stanno focalizzando solo su alcuni commi dell’art.17 del decreto legge 95/2012 che sanciscono il riordino delle Province, come se lì si concentrassero tutti i problemi di Rieti, per non dire del mondo.

Assoluto silenzio sugli altri commi e sull’art.19 dello stesso decreto, cioè sull’obbligo dell’accorpamento dei piccoli Comuni, tanto per fare un esempio; silenzio pure sull’articolo 23 del d.l. 201/2011, che stabilisce le funzioni delle Province da attribuire ai Comuni entro il 31 dicembre 2012 senza peraltro rimettere in discussione l’insensato patto di stabilità e il progressivo taglio dei trasferimenti che stanno strozzando i Comuni stessi.

Inoltre, assoluto silenzio persino sui tagli allo stato sociale che il Governo sta attuando sotto la spinta della BCE con il consenso di tutti i principali partiti, i quali sembra abbiano dato mandato ai loro rappresentanti locali più autorevoli di spostare la discussione dai terribili conflitti sociali in corso (la nave che affonda) al “falso problema” dell’accorpamento di alcune Amministrazioni Provinciali (quale bandiera issare).

Per questo, non potendo nulla contro il ruolo assunto da questi politici che hanno altre ambizioni, invitiamo i molti amministratori, i sindacalisti e i giornalisti che sono intervenuti sulla vicenda ad affiancarsi ai Sindaci che ieri sono scesi in piazza a Milano per riportare l’attenzione anche sui mutamenti epocali per i piccoli Comuni che stanno dietro alcuni passaggi di questi decreti legge.

Troppo spesso si legge di interventi di Sindaci locali sull’accorpamento delle Province, ma nulla sui compiti riservati in primo luogo a loro e ai rispettivi Consiglieri Comunali. Eppure parliamo di:

1) Accorpamento di uffici e servizi, tutti, con esclusione del solo servizio di Stato Civile, Anagrafe ed Elettorale, tramite fusioni o Unioni dei Comuni;

2) Adeguamento alle nuove, ulteriori, funzioni che dalle Province verranno trasferite ai Comuni;

3) Nuovo ruolo che i Sindaci e Consiglieri Comunali rivestiranno per la costituzione della Presidenza e del Consiglio Provinciale e relative funzioni.

Insomma, ce ne sarebbe di carne al fuoco per cercare di ridare centralità ai Comuni che, fino a prova contraria, sono il presidio di democrazia più prossimo al cittadino.

Basti pensare a quanto si potrebbe lavorare per aiutare i Comuni a gestire lo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) o la Centrale Unica per gli Appalti (CUA), o gli Sportelli Unici per l’Edilizia, strumenti di cui molti politici locali non sanno praticamente nulla e che invece potrebbero rappresentare tasselli importanti per rimettere in moto l’economia, oltre che per mantenere il controllo sul territorio da parte dei Comuni stessi. Il sospetto invece è che si voglia sottrarre sovranità ai piccoli Comuni proprio per avere mano libera nei grandi appalti e nello sviluppo d’impresa, con i risultati che tutti vediamo.

Inoltre, le funzioni che oggi verrebbero tolte alle Province andrebbero riassegnate ai Comuni senza indebite ingerenze nelle loro scelte di affidamento dei servizi. Invece, notiamo una certa insistenza delle Amministrazioni Provinciali (Rieti compresa), che per legge dovrebbero svolgere solo funzioni di coordinamento, nel continuare a “sfornare” Società per azioni per gestire i servizi pubblici locali, arrivando persino a minare l’autonomia di quei coraggiosi enti locali che scelgono forme di gestione consortili pubbliche, nel rispetto del mandato elettorale di 27 milioni di Italiani andati a votare ai referendum del 12 e 13 giugno 2011 per dire basta alla speculazione finanziaria sulle vite delle persone.

E’ quindi con quest’ottica, quella di guardare sempre alla garanzia dei servizi ai cittadini e alle imprese, che tenteremo di esaminate tutte le alternative possibili, compresa quella che ci è stata prospettata dai promotori del Referendum per il passaggio in Umbria.

Al di là infatti di questioni storico-geografiche che possono vedere il cittadino di Rieti più propenso ad andare in Umbria piuttosto che quello del Cicolano più simpatizzante per l’Abruzzo, quello che chiediamo è una seria analisi di medio-lungo periodo sulle ipotesi realmente praticabili che garantiscano a tutti i cittadini del nostro territorio i diritti alla salute, allo studio, all’acqua, ad un ambiente sano, ad una pubblica amministrazione efficiente e più in generale ad una qualità della vita sostenibile.

Per tale motivo, durante le consuete assemblee pubbliche del mercoledì presso la sala parrocchiale di Regina Pacis, abbiamo iniziato a ragionare sulle prospettive elettorali che si possono costruire sia a livello regionale che nazionale con al centro dell’attenzione l’impegno civico che viene dal basso, rafforzando quindi la voce delle organizzazioni indipendenti dei cittadini e confrontandoci con movimenti, reti, gruppi che operano con questo spirito.

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