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Il debito con ASM e Viterbo è un bluff ai danni dei reatini

Prima vanno verificate tutte le eventuali violazioni di legge e le somme non dovute.

La vicenda rifiuti che sta strozzando il Comune di Rieti è paradossale e se non viene affrontata con tempestività e coerenza dalla nuova amministrazione rischia di degenerare, lasciando impuniti i responsabili politici e amministrativi di questo disastro.

Prima di tutto vanno precisati tutti i paradossi che si sono venuti a creare dal 2002, anno di stipula del Contratto di servizio di igiene urbana tra il Comune di Rieti e ASM Rieti S.p.a. già di per se illegittimo e pieno di irregolarità.

Nel 2005 la vendita del 38% delle quote ai privati avviene violando la normativa europea e nazionale, come sancito dalla sentenza del TAR del Lazio n.08442/2011, in quanto il socio privato viene scelto senza valutare i criteri tecnici. Quindi il primo paradosso sta nel fatto che i reatini onesti dal 2005 pagano la TARSU per un servizio viziato da un contratto illegittimo e annullabile e, per di più, svolto da una società che sfrutta le sole competenze acquisite nel tempo dal socio pubblico (il Comune e i lavoratori storici), mentre quello privato incassa (questo ragionamento è valido anche per tutti i contratti stipulati successivamente con ASM: scuolabus, cimiteri, “porta a porta”, farmacie e trasporti). Non c’è da stupirsi quindi se il Vicepresidente dell’ASM (di parte privata) <<non capisce perché altrove (il servizio porta a porta) funziona e qui no>>, di fatto addebitando ai cittadini la colpa del cattivo funzionamento del sistema, o se l’allora Presidente Gerbino (di parte pubblica) si meravigliava dei costi esorbitanti del “porta a porta”, senza considerare che il servizio veniva svolto con affidamento diretto senza gara da una società totalmente a digiuno per quel tipo di servizio.

Il secondo paradosso degno di rilievo sta nel fatto che, secondo l’ex. Assessore alle partecipate Perelli, gran parte del debito di 27 milioni di euro è dovuto ai mancati trasferimenti della Regione e alle molte utenze che non pagano da anni (strano, visto che ai reatini onesti che hanno sempre pagato la TARSU per un servizio spesso inefficiente Equitalia ha tempestivamente mandato persino cartelle di pagamento retroattive).

Ma allora perché prima di saldare un debito inesistente non si comincia col verificare tutte le violazioni del contratto e di legge da parte dell’ASM? Perché prima non si quantifica il conseguente danno erariale prodotto anche dal mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata e dal mancato introito dei corrispettivi CONAI?

A tutto ciò va aggiunto che l’ASM ha subappaltato la gestione del centro di Casapenta ad una ditta (I.P.I. srl) che ha intrecci societari con l’Ecologia di Viterbo, che quindi fa lucro due volte sui rifiuti prodotti a Rieti; dunque, meno si fa la raccolta differenziata più Landi e soci ci guadagnano grazie al monopolio incassato dalla Regione Lazio. Eppure questi rifiuti indifferenziati periodicamente potevano e dovevano essere ridotti almeno del 60% già da anni, con conseguente proporzionale risparmio per i reatini.

In proposito ci domandiamo se l’ASM ha mai presentato regolarmente le relazioni semestrali sull’andamento del servizio, come previsto da contratto. E il Comune di Rieti ha mai predisposto adeguati controlli per riscontrare eventuali violazioni contrattuali? Inoltre, qualcuno si è accertato se i servizi resi a terzi (ad esempio ad altri Comuni “amici”), che dovevano essere contabilizzati <<in modo da dimostrare l’effettivo recupero del pieno costo>>, non siano stati erogati sottocosto, addebitando così ai reatini i costi realmente sostenuti?

Politicamente sappiamo chi sono i responsabili, ma quali erano i dirigenti del Comune che hanno avallato tutto ciò? Non sarà che sono ancora al loro posto?

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