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Facciamo chiarezza sui sondaggi

di Marco Giordani
In città si fa un gran bisbigliare di sondaggi. Facciamo allora un po’ di chiarezza, non tanto ai politici che sanno bene come stanno le cose, quanto agli spesso ignari elettori; premetto inoltre che questo mio intervento non è relativo a quanto si dica nel passa-parola della nostra lista.

 

I sondaggi elettorali sono regolamentati: tutti li possono fare per sapere quello di cui hanno voglia, ma se li vogliono pubblicare o DIFFONDERE, debbono pubblicarli su www.sondaggipoliticoelettorali.it, un sito della Presidenza del Consiglio. In questo sito viene indicato il risultato ma anche chi lo ha fatto, chi lo ha commissionato, su che campione è stato fatto e che domanda è stata fatta.

 

I sondaggi costano dei soldi, ma sono uno strumento importante (per chi se li può permettere) per conoscere gli umori dell’elettorato e agire di conseguenza. Per questo, molti sondaggi vengono fatti prima delle elezioni. In questi ultimi 2 mesi si sono fatti sondaggi per Verona, Civitanova Marche, Genova, L’Aquila, Agrigento, Civitavecchia, Alessandria, Trani, Parma, Gorizia, Lecce, Como ed infine Sommatino (7mila abitanti in provincia di Caltanissetta).

 

Manca niente? Sì, manca Rieti. Evidentemente quando Costini e Rinaldi decidevano di sfidare l’apparato PDL non avevano bisogno di prevedere come sarebbe andata; e neppure l’UDC, nei suoi penzolamenti tra sindaci e tra future possibili alleanze.

 

Ora, invece, che nei 15 giorni precedenti al voto i sondaggi si possono certo fare, ma NON pubblicare o DIFFONDERE, pare che tutti spendano soldi (i nostri) per farne. O almeno: telefonate ne arrivano, anche se con domande ben strane.

 

Resterebbe misterioso capire per cosa vengano fatti, a pochi giorni dal voto, quando le scelte fatte dai partiti non sono certo correggibili e in cui tutt’al più si può decidere se sia meglio fare propaganda casa-casa o articoli sui giornali.

 

Ma il mistero si scioglie se si riflette al fatto che, quando si poteva sondare cosa volessero gli elettori, allora nessuno ne aveva fatti e se si osserva l’uso che se ne fa: diffondere nel passa-parola le ipotesi più fantasiose e tendenziose, senza dovere mostrare né quale fosse la domanda, né l’attendibilità del campione, né che quanto si racconta sia veramente quanto emerso dal sondaggio.

 

E’ dunque solo un’arma propagandistica, per di più contro la legge, visto che anche DIFFONDERE è proibito.

 

La raccomandazione quindi a tutti gli elettori è di non prestare orecchio a queste cose, che sono solo un aspetto del “teatrino” piccolo della politichetta locale.

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