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Sui lavori di commissione del candidato sindaco Petrangeli

di Marco Giordani
Riferendo del dibattito svoltosi durante la presentazione dei candidati di Rieti Virtuosa, il Messaggero riferiva come io avessi riportato che Simone Petrangeli abbia “disertato per anni commissioni e consiglio”.

Mi sento in dovere di precisare che il mio riferimento è stato limitato al solo 2011 ed il mio appunto solo rivolto ai lavori di commissione. Infatti, Petrangeli non è particolarmente assente nei Consigli Comunali, essendo stato registrato presente a 20 su 26 di essi; diverso è però il discorso per quanto riguarda le commissioni.

Preciso che i dati sono desunti dai documenti comunali di liquidazione dei gettoni di presenza, ed erano già stati oggetto di analisi sia su Facebook sia da parte del Messaggero stesso; in entrambi i casi però si era puntata l’attenzione più sulla quantità di rimborsi che sul suo aspetto speculare, e cioè la presenza ai lavori. Questi due aspetti (il patrimoniale e quello delle attività) sono entrambi presenti nelle discussioni sulla “trasparenza” ma benché forse il primo attiri più l’attenzione dell’opinione pubblica, credo che il secondo (cioè per cosa paghiamo e scegliamo i nostri rappresentanti) sia quello più interessante.

Va doverosamente segnalato che il compito di Petrangeli, come unico rappresentante di Rifondazione Comunista e poi di SEL era particolarmente gravoso, avendo il diritto/dovere (così lo definisce lo Statuto di Rieti) di partecipare a tutte e quattro le commissioni, che sono (semplificandone i nomi): Urbanistica, Bilancio, Sport&Cultura, Regolamenti. Gravoso perché accanto al diritto c’è il dovere, e dovere stringente in quanto lo Statuto in vigore prevede addirittura la decadenza (da Consigliere!) in caso di assenza ingiustificata per 3 sedute consecutive.

Non dovrebbe peraltro stupire tanta rigidità perché in effetti, come anche in Parlamento, la Commissione è un organo importante nella vita amministrativa: è infatti lì che, prima che i provvedimenti vengano portati sullo scenario del Consiglio, può avvenire il vero confronto tra maggioranza ed opposizione, possono venire auditi degli esperti o delle associazioni, e soprattutto i consiglieri di minoranza possono per tempo prendere coscienza di cosa si stia preparando.

Quello che invece meraviglia è che Simone Petrangeli abbia, per lo meno nel 2011, sistematicamente disertato i lavori di commissione: di 208 sedute (quasi la metà della commissione regolamenti, la meno frequentata da Petrangeli) risulta che egli abbia preso parte solo al 5% (11). Tanto più che la media di partecipazione degli altri consiglieri supera il 60%. Né le due commissioni più “calde” (Urbanistica e Bilancio) hanno avuto particolare cura, registrando rispettivamente solo il 4% e 6% delle presenze.

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