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Emozioni a Metà

di Andrea Cortese

Emozioni dimezzate: viaggio alla scoperta del museo degli automi a Montopoli Sabino in provincia di Rieti nel giorno della “Festa dei Mezzi Musei”

Sabato 3 marzo, incuriosito da numerosi articoli apparsi sui giornali, vado a visitare un piccolo ed originale museo alle porte del grazioso borgo di Montopoli Sabino: si tratta del Museo degli automi, giocattoli artigianali di legno, carta colorata, metallo e plastica, che si muovono azionati a mano o con comandi sensibili al movimento dei visitatori, in genere scolaresche o turisti, spesso stranieri.

Questa collezione di affascinanti personaggi è ospitata in un piccolo locale nel giardino di un casolare dove abita il direttore, Guido, o meglio il “mezzo direttore”, come lui si definisce da quando l’Assessorato alla Cultura della Regione Lazio ha dimezzato i fondi a decine di piccoli musei, biblioteche e archivi che oggi hanno dato vita alla geniale “festa dei mezzi musei”.
Anziché ridurre gli orari e i giorni di visita, il patrimonio artistico e culturale è volutamente presentato in ambienti parzialmente illuminati, le spiegazioni sono ridotte all’osso, le opere, in questo caso gli automi animati del magico mondo di Guido, sono parzialmente oscurati con pannelli che mostrano solo parte dei movimenti azionati da una fotocellula o da una rotellina che giro sempre più in fretta, incantato da un uccello che vola leggiadro, senza alcuna speranza di staccarsi dal suo supporto.

Alcuni giocattoli sono fatti da artigiani abilissimi e sono pezzi artistici carichi di poesia, a volte anche didattici perché sono stati realizzati con materiali riciclati come il coccodrillo “Svelto”, incredibile sottoprodotto del famoso flacone verde di sapone per i piatti: carta, stoffa, colla, corda e perfino l’alluminio delle lattine, trasformato in ali lucenti, danno vita a piccole figure aggraziate che singolarmente o in gruppo compiono delicati movimenti, ballano, volano, vanno in bicicletta, protestano mute contro la guerra; nelle poche ma profonde ed accorate parole del mezzo direttore, traspare l’amarezza per il taglio alle risorse culturali, pochi spiccioli che condannano i bambini ad un’emozione monca, come se andando al cinema ci facessero vedere solo il primo tempo e all’intervallo ci raccontassero rapidamente il finale…

Davvero una grande sconfitta per un paese che avrebbe invece nell’offerta culturale, grande e piccola delle nostre meravigliose città d’arte, come dei borghi, dei paesi e delle mille località che attirano milioni di persone ogni anno, la sua risorsa più preziosa e spesso a buon mercato per rilanciare l’economia italiana: altro che manovre “salva Italia”!
Chiudere i musei, le biblioteche e gli archivi significa privarci della ricchezza dell’esempio del passato, della memoria di una Nazione, delle cose belle e del sapere che educa il nostro gusto, nutre lo spirito e ci rende migliori come esseri umani; nel caso del museo degli automi ci nega il ritorno alle emozioni dei banchi dell’asilo quando con la colla, la corda e i ritagli colorati mettevamo al mondo animali, casette, fiori e portavamo ai genitori i primi frutti delle nostre azioni di bambini; spezzare il filo dei ricordi e sabotare i sentimenti primordiali rappresenta un insignificante risparmio economico che produce invece un grave attentato alla capacità dell’uomo di sentire il mondo che lo circonda e, come diceva Federico Fellini nella lotta perduta contro gli spot pubblicitari durante i film, le emozioni non vanno interrotte: dubito che così salveremo l’Italia mentre sono sicuro che perderemo il valore di essere italiani, alla faccia di tutta la retorica e le spese per i 150 anni dell’unità d’Italia.

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