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Quale e quanta trasparenza in consiglio comunale?

di Marco Giordani
Durante l’ultimo consiglio comunale di Rieti il Presidente Turina ha intimato a un cronista (David Fabrizi del diocesano Frontiera) e a un semplice cittadino (Marco Rossi) di spegnere le telecamerine con cui riprendevano il consiglio. Come si sa, i consigli comunali, così come le commissioni, sono pubblici, aperti a tutti i cittadini, purché non disturbino le attività del consiglio; e MEP Radio trasmette (gratuitamente) in diretta tutti i consigli comunali.

Qualche giorno più tardi Turina stesso ha affermato come questa sua decisione fosse stata “normale”, quasi scontata: che un consiglio comunale non è il “salotto di casa propria”; che la ripresa non consentiva il “regolare svolgimento del consiglio”; che ci sono dei regolamenti che la proibiscono e che è disponibile a renderli noti.

Certo Turina ha il compito di tenere l’ordine, tra il pubblico e ancora di più tra i consiglieri, ma non ci spiega il motivo per cui una ripresa, che al passo con la tecnologia, non richiede luci o particolare ingombro di attrezzature debba essere esplicitamente richiesta e autorizzata. Forse è perché i regolamenti sono antichi, vanno aggiornati ai tempi (e alle sensibilità); e purtroppo è ancora in vigore il vecchio regolamento e allora “dura lex sed lex”…

Ma è davvero così? No, non è così, perché lo Statuto in vigore non pone alcun limite alla pubblicità delle sedute, né rimanda ad alcun regolamento. Regolamento citato da Turina ma che dubitiamo esista, dato che non è riportato fra i ben 49 listati nel sito del comune di Rieti.

Pare però che effettivamente esista (Fabrizi su Frontiera ne ha riportato uno stralcio), tuttavia più che proibire riprese proibisce l’ingresso di ebrei osservanti, dato che al pubblico è solo proibito coprirsi il capo (oltre che fare rumore o fare il tifo).

Fatta questa precisazione, che pur ben descrive lo stato comatoso del consiglio e dell’amministrazione comunale, quello che più ci interessa è come si voglia gestire la cosa in futuro; un futuro in cui tutti a parole auspicano maggiore trasparenza ai cittadini e maggiore partecipazione degli stessi alle scelte. Come questa trasparenza e partecipazione si dovrebbero concretare, è stato fissato da maggioranza e minoranza comunale nel nuovo Statuto.

Proprio dello Statuto e degli strumenti di partecipazione che prevede, dibatterono in una trasmissione televisiva nell’ottobre scorso gli stessi Presidente Turina e David Fabrizi, insieme con esponenti di Rieti Virtuosa, tra cui Paola Cuzzocrea oggi candidata sindaco.
Ci fu un interessante scambio di opinioni, anche stimolato dal moderatore Berti, su quanto la faticosissima gestazione di questo Statuto fosse stata partecipata dalla cittadinanza; in sintesi, Turina (che per inciso dimostrò di conoscere molto sommariamente gli istituti di partecipazione referendaria previsti) dichiarò che i giornali avevano parlato molto dello Statuto e che quindi i cittadini erano informati; per il resto, la loro partecipazione si doveva limitare ad aver eletto dei consiglieri. È questo uno strano modo di intendere la partecipazione; ed anche l’informazione istituzionale visto che i giornali avevano parlato sì dello Statuto ma solo per misteriose diatribe tra consiglieri che ne impedivano l’approvazione, non già del contenuto dello stesso. Del resto, anche dopo l’approvazione finale a metà ottobre lo Statuto non fu reso disponibile, e neppure dai consiglieri per lungo tempo se ne riusciva ad ottenere una copia elettronica; ancora oggi, non ce n’è traccia nel sito comunale, benché (da solo qualche giorno) passato per l’infernale Albo Pretorio.

Ma entriamo nel merito: il nuovo Statuto comunale non parla della pubblicità delle sedute (essa non è considerata dunque un aspetto fondante della vita comunale) ma rimanda la cosa ad un regolamento, che abbiamo letto in bozza e che (pur rinviando ad un ulteriore regolamento (sic!)) lascia la discrezionalità al Presidente: “le sedute pubbliche, possono essere oggetto di trasmissione televisiva e/o radiofonica, anche in diretta. In tal senso il Presidente del Consiglio, avvalendosi di apposito regolamento ha facoltà di autorizzare riprese e trasmissioni radiotelevisive e fotografiche”.

A parte la considerazione che questo regolamento (se è rimasto questo in bozza, attendiamo lumi) nasce vecchio ignorando internet, la cosa più grave è che esso restringe, rispetto al presente, la pubblicità delle sedute.

Vengono per di più previste nel regolamento alcune situazioni in cui il Consiglio deve (non a discrezionalità, ma obbligatoriamente) essere addirittura segreto: per esempio laddove le discussioni “comportino apprezzamenti sui meriti, demeriti, capacità, comportamento pubblico e privato, moralità”. Questo a nostro avviso non è accettabile: i consiglieri operano in rappresentanza dei cittadini e non si vede il motivo per cui tali considerazioni su meriti e demeriti debbano rimanere segrete. E’ vero che anche il Parlamento Italiano prevede la possibilità di riunione segreta, ma essa è stata usata solo in caso di guerra o nel timore di questa, e questo è comprensibile; ma deve forse davvero Rieti dichiarare guerra a Cantalice, come paventato in una famosa parodia di Full Metal Jacket? Ancora più assurdo è prevedere “motivi di ordine morale”!

Guardando a queste norme, ci sembra davvero che questo regolamento, invece di andare nella direzione di trasparenza e partecipazione da tutti a parole invocata, rappresenti un passo indietro.
Ci chiediamo se i consiglieri di maggioranza e minoranza che l’hanno discusso ed approvato, lo abbiano fatto con coscienza.

Rieti Virtuosa si batterà, nel prossimo consiglio comunale, per una modifica del regolamento che assicuri la massima pubblicità alle sedute di consiglio e di commissione, mediante trasmissione in streaming video dal sito del Comune e la loro conservazione per successiva libera fruizione da internet.

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