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L’Italia che funziona

di Lorenzo Bartolucci
La ventata di fresco e partecipazione, che aveva contagiato anche Rieti in occasione del Referendum di giugno scorso sui servizi pubblici locali, in primis l’acqua, è giunta anche da noi.

Così come a Ladispoli, con il Movimento Ladispoli Bene Comune, e in Sardegna con Sardegna Virtuosa, anche qui a Rieti si incomincia a riannodare i fili della politica dal basso, a ragionare su un modello di città che elabori e declini in azioni concrete il concetto di bene comune. 

E sì, perché, dal G8 svoltosi a Genova nel 2001 ad oggi, di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e una parte dell’Italia s’è desta e ha incominciato a riprendersi le deleghe in bianco e a ragionare di politica volando alto, mettendo in discussione i miti dello sviluppo e della crescita a tutti i costi.

E così mentre nei primi anni del nuovo millennio germogliavano e si irrobustivano i G.A.S ( Gruppi d’acquisto solidale), le esperienze di finanza e banche etiche e le reti e i distretti di economia solidale, parallelamente e alimentandosi reciprocamente prendevano piede le prime esperienze di cohousing (condomini solidali), si organizzavano le condotte di Slow Food, maturava il movimento antimafia con le cooperative di Libera e Addio al Pizzo a Palermo, si è iniziato a ragionare nell’ambito del mondo accademico dell’Economia della Felicità, della Decrescita, di impronta ecologica, di scalare le marce (downshifting), della necessità di rallentare il nostro sistema produttivo.

Un substrato che ha fatto lievitare una coscienza civica, un senso comune, aspettative e bisogno di una qualità della vita migliore che non possono essere più inevasi. Un cambiamento a partire dall’assunzione della sfera della responsabilità in prima persona, con la legalità e l’eticità a guidare la bussola del nostro agire insieme agli altri. Perché il cambiamento arrivi anche al livello della programmazione degli enti locali.

L’acqua pubblica, la prevenzione sanitaria, l’economia e la finanza, il commercio equo e solidale, le banche del tempo, gli acquisti verdi, lo sviluppo urbanistico eco-sostenibile e mirato al risparmio del territorio, l’integrazione sociale, i trasporti pubblici. Tutto ciò che riguarda la Cultura in ogni aspetto (teatro, musica, letteratura,….). Le energie alternative contro i combustibili fossili ed il nucleare, l’applicazione della politica “Rifiuti Zero” e la differenziata spinta porta a porta contro inceneritori e discariche, l’utilizzo mirato delle risorse territoriali integrato con le realtà e le esigenze delle varie comunità, il risparmio del territorio e la bioedilizia che recupera il bello delle nostre città e del nostro patrimonio paesaggistico architettonico, sono alla base costitutiva di molte amministrazioni che si riconoscono nell’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi.

E i volti, le storie di questi novelli esploratori corrispondono mediamente a quelli di giovani 30 enni, con tanto di lauree e master conseguiti in Italia o all’estero, pratici di blog, creazione di siti internet e web 2.0, che si sono rotti le scatole di veder maltrattate così sfacciatamente le proprie intelligenze e la bellezza del nostro paese.

Come ad esempio Marco Boschini, classe 1974, residente a Colorno (PR), educatore presso un doposcuola e assessore all’urbanistica, ambiente e patrimonio nel suo comune di 9.000 abitanti. È proprio da lui che è partita l’idea di una associazione che raggruppasse le pratiche di buona amministrazione, prendendo poi il nome di Associazione dei Comuni Virtuosi. Nel  2009 ha pubblicato i libro  “L’Anticasta: l’Italia che funziona”, che contiene anche il documentario video in DVD “Viaggio nell’Italia dei comuni a 5 stelle”, ed è autore dei volumi: “Caro sindaco new global. I nuovi stili di vita nella politica locale” (Bologna, 2004); “Comuni virtuosi. Nuovi stili di vita nella pubblica amministrazione” (Bologna, 2005); “In Comune. Idee semplici, concrete ed efficaci” (Bologna, 2006), tutti editi con la EMI, Editrice Missionaria Italiana.

 

 

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