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Software libero nella Pubblica Amministrazione

di Marco Acorte

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Il software libero, o anche detto “open source”, è il software  i cui autori (più precisamente i detentori dei diritti) ne permettono, anzi ne favoriscono il libero studio e l’apporto di modifiche da parte di altri programmatori, incoraggiando anche la diffusione e la copia del software stesso. (1)

L’attività della “Commissione per il software a codice sorgente aperto nella Pubblica Amministrazione”, detta anche “Commissione Meo”, ha prodotto, nel maggio 2003, la pubblicazione dell'”Indagine conoscitiva sul software open source” che, accanto ad un quadro generale, contiene interessanti proposte per la diffusione del software open source nella Pubblica Amministrazione italiana. La più rilevante tra le proposte è che le PP.AA. non devono vietare né penalizzare l’utilizzo di pacchetti open source (come invece avveniva nel passato).

Di fatto le pubbliche amministrazioni possono avvantaggiarsi nell’uso del software open per tanti motivi, che vanno dal risparmio economico al fatto che

non rendono i propri sistemi informatici dipendenti da un unico fornitore o da un’unica tecnologia proprietaria.

Un esempio concreto ci arrivano dall’Europa e più precisamente dalle amministrazioni digitali dei governi francesi, tedeschi e australiani.

Secondo i dati diffusi dall’allora Ministro Brunetta soltanto il 35% delle Amministrazioni Locali ha poi fatto ricorso all’Open Source, con progetti “a macchia di leopardo”, legati più all’iniziativa di qualche cocciuto ed appassionato dirigente, che non rispondenti ad una strategia su larga scala di lungo periodo.

E in Italia? Non mancano gli approcci virtuosi, ad esempio il comune di Bolzano (come dimostrato da questo video tratto da una puntata di Report di qualche tempo fa) che vi consiglio di vedere.

Il comune di Bolzano spendeva in media 100 euro l’anno per la gestione di ogni pc del proprio parco macchine: per l’acquisto e/o l’aggiornamento della licenza del sistema operativo e della suite dei programmi per ufficio che verteva verso un unico fornitore Microsoft. In un ottica di amministrazione oculata della cosa pubblica, ha deciso di passare al software libero che per le sole scuole della provincia di Bolzano ha permesso di abbattere i costi da 269.000 euro l’anno a soli 27.000 euro come costi di gestione, con un risparmio del 90% circa.

Un pratica virtuosa, per lo più incoraggiata dalle istituzioni centrali, che bisognerebbe portare avanti anche nel comune di Rieti.

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Una risposta a "Software libero nella Pubblica Amministrazione"

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