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Il carcere a Rieti

Di Alessio Torelli

Non molti sanno in che condizioni siano gli istituti penitenziari in Italia e in che condizioni siano costretti a vivere i detenuti, gli agenti penitenziari e tutte le persone che ruotano attorno al sistema-carcere. Ultimamente, per fortuna, secondo il sottoscritto, stanno venendo alla luce gli enormi problemi che affliggono il nostro sistema detentivo, come quello del sovraffollamento.

Nel caso del carcere di Vazia ci troviamo di fornte ad un paradosso. La situazione era stata denunciata già nel 2010 con un’interrogazione parlamentare 4/08555 dell’On. Rita Bernardini  e nel 2011 con l’interrogazione a risposta scritta n° 4/12214; la stessa dopo aver visitato l’istituto insieme alle militanti e dirigenti radicali Valeria Centorame, Irene testa e Paola Di Folco aveva sottolineato come nell’istituto reatino solo 3 sezioni delle 11 a disposizione ospitassero e come le celle, concepite per ospitare uno o, al massimo, due detenuti fossero occupate da quattro detenuti, sistemati in letti a castello. Questo istituto che, da un certo punto di vista potrebbe eccellere rispetto alla drammatica situazione della maggior parte degli istituti italiani, essendo un istituto all’avanguardia con palestra, teatro sociale, biblioteca, campo sportivo, cineforum, corsi di informatica ed alfabetizzazione ed un’area verde per i colloqui all’aperto per i minori, subisce invece gli effetti della carenza di agenti di polizia penitenziaria. Solo pochi detenuti hanno la possibilità di effettare attività lavorative e anche l’assistenza psicologica è abbastanza carente.

Sicuramente, tutto questo, è in contrasto con il principio della rieducazione a cui dovrebbe tendere la pena, come stabilito dalla nostra Costituzione. La situazione si è aggravata ulteriormente verso la fine del 2011, quando la direzione ha dovuto sistemare dei detenuti nei corridoi con materassi senza reti, e ad impiegare nelle celle a due posti letto una terza branda a castello.

Di fronte a questa situazione, urgono provvedimenti adatti a riportare la situazione a livelli accettabili a Rieti e in tutta Italia, per dare dignità a chi subisce una pena detentiva, in modo che non debba, come succede attualmente subire la doppia pena della privazione della libertà e della privazione della dignità.

Leggi la denuncia del Garante Regionale dei diritti dei detenuti (novembre 2011)

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